La plastica è uno dei materiali più utilizzati e anche una delle fonti di maggior inquinamento nel mondo. Ottenuta attraverso la lavorazione del petrolio e dei suoi derivati, o nel caso delle bio plastiche, da derivati di origine vegetale o animale, ha una grande facilità di lavorazione ma è molto difficile da smaltire. Si tratta, infatti, di un materiale a lenta degradabilità: occorrono dai 100 ai 1000 anni perchè materiali plastici come il PE (polietilene) o il PVC (cloruro di polivinile) degradino.
Il riciclo della plastica è la soluzione migliore per ridurre le emissioni climalteranti, risparmiare materie prime vergini, tutelare l’ecosistema marino e terrestre in cui viviamo dagli effetti negativi della dispersione dei rifiuti e promuovere la sostenibilità economica. Nella filiera della plastica, l’impiego di Materie Prime Seconde (MPS) appare decisamente preferibile – sul piano degli impatti ambientali – rispetto a quello delle materie prime di origine fossile.

Perché è importante riciclare la plastica
Nonostante la plastica si trovi al centro delle policy ambientali delle Istituzioni europee ormai da diversi anni, la produzione di rifiuti plastici è in costante aumento, con un 7-11% di crescita dal 2021. Secondo il report della no profit svizzera Earth Action, nel 2024 verranno prodotti 220 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica nel mondo, che corrispondono ad una quota media globale di 28 kg pro capite.
Dal riciclo di una tonnellata di plastica derivano risparmi emissivi compresi tra le 1,1 e le 3,6 tonnellate di CO2. A livello italiano, il beneficio annuo atteso di 7,2 milioni di tonnellate di CO2 equivalente evitate potrebbe garantire un risparmio pari a quasi il 2% delle emissioni prodotte nel Paese (pari a 374 milioni di tonnellate di CO2 equivalente secondo il Pniec).
L’Italia è uno tra i Paesi più virtuosi in Europa nel settore del riciclo di plastica che ha un ruolo chiave nell’economia circolare del Paese. Secondo una prima stima del Consorzio Nazionale Imballaggi (Conai), nel 2024 la percentuale di riciclo degli imballaggi in Italia dovrebbe arrivare a sfiorare il 75%: oltre 10 milioni e 300mila tonnellate di rifiuti di imballaggio troveranno una seconda vita, ossia il 74,9% dell’immesso al consumo, che nel 2024 si prevede pari a circa 13 milioni e 900mila tonnellate. Le previsioni parlano del 52% di plastica e bioplastica compostabile (1 milione e 183mila tonnellate, di cui circa 51mila di bioplastica).
Il ruolo della calce nel riciclo della plastica
Nell’industria chimica e di processo, i prodotti a base di calce hanno numerose applicazioni; la calce può entrare a far parte del prodotto finale oppure essere utilizzata come coadiuvante utile, ancorché indispensabile, a un determinato processo produttivo. È questo il caso del riciclo della plastica.
Dopo essere stata raccolta e smistata, la plastica arriva agli impianti di riciclaggio dove viene selezionata, frantumata e lavata per rimuovere eventuali residui di sporco, cibo e altre sostanze, prima della sua immissione nel processo di riciclo grazie al quale può essere utilizzata per produrre nuova plastica da zero.
L’acqua residua dev’essere rimossa dalla mescola perché, nella fase di riscaldamento (a temperature superiori ai 100°C), trasformandosi in vapore acqueo, comporta la formazione di bolle d’aria (la cosiddetta “schiuma”) che influiscono sulla qualità del prodotto, riducendone la densità, la resistenza e la durezza finale.
Per eliminare l’umidità presente all’interno della materia prima si utilizza l’ossido di calcio (calce) che svolge la funzione di agente disidratante in quanto, reagendo intensamente con le molecole di acqua, le lega chimicamente, sottraendole alla mescola. L’aggiunta di calce prima che il materiale plastico subisca il processo di lavorazione, sia per stampaggio a iniezione, per estrusione o per altri processi che richiedano l’uso di un additivo antischiuma, è il metodo più efficace e meno dispendioso per eliminare l’acqua dalla mescola.

Nel settore del riciclo della plastica, quindi, l’ossido di calcio funge da additivo tecnologico, facilitando al tempo stesso il processo produttivo, in quanto consente di evitare la fase di pre-essiccamento del polimero. Il prodotto viene inserito durante il processo di fusione in modo diretto, dosando la polvere di calce in una quantità che è funzione del grado di umidità residua del materiale in ingresso (mediamente circa il 3% del peso), oppure, ricorrendo all’uso del Masterbatch essiccante antischiuma (anti-foaming), un prodotto composto da granelli di plastica caricati con ossido di calcio (in una percentuale tra il 50% e l’80%) e da una matrice polimetrica.
L’ossido di calcio consente di realizzare un prodotto finale privo di difetti, in quanto stabilizza la bolla e conferisce un piacevole aspetto superficiale, prevenendo la formazione dei cosiddetti occhi di pernice (fish eye) e migliorando la qualità del prodotto finale. Inoltre, l’uso della calce come agente disidratante migliora l’efficienza produttiva del processo, riducendo anche i costi di produzione e svolgendo una funzione indispensabile nella lavorazione della plastica da riciclo.
Unicalce grazie alla spinta collaborazione con i propri clienti sia del mercato italiano che estero, ha sviluppato negli anni prodotti che sposano in pieno le esigenze tecniche del settore del riciclo della plastica, dando così vita a nuovi oggetti e contribuendo all’economia circolare e alla decarbonizzazione del Paese.
