La calce è un prodotto estremamente versatile, impiegato in molte applicazioni ambientali e nella produzione di innumerevoli prodotti e beni di consumo d’uso quotidiano, nonché risorsa preziosa in molteplici settori chiave dell’industria, dalla siderurgia, all’edilizia, l’industria alimentare, della chimica e del vetro, fino all’ambiente, l’energia, l’agricoltura e la zootecnia. In Europa, ogni anno, si producono oltre 20 milioni di tonnellate di calce in varie forme. Il suo processo produttivo, tuttavia, presenta un impatto ambientale significativo e articolato, principalmente legato alle emissioni di CO₂ derivanti dalla calcinazione del calcare. Nonostante ciò, la calce ha un ruolo chiave nella decarbonizzazione grazie alla sua capacità intrinseca di catturare la CO2. Il 33% della quantità di CO2 di processo emessa durante il processo di produzione della calce viene sequestrata in modo definitivo con la carbonatazione, tanto che la calce può essere davvero considerata un deposito potenziale di carbonio permanente.
Tale proprietà, particolarmente significativa rispetto agli obiettivi di neutralità climatica del Green Deal Europeo in termini di emissioni di gas serra entro il 2050, rende la calce un prodotto ecologico per natura. Oltre a ciò, la calce favorisce la depurazione dell’aria e delle acque, la costruzione di infrastrutture più sostenibili ed efficienti, e l’incremento della produttività agricola, riducendo l’inquinamento.
In questo contesto, il report di sostenibilità assume un ruolo sempre più centrale e strategico per le aziende, comprese quelle produttrici di calce, in quanto strumento essenziale per misurare, rendicontare, migliorare e comunicare le performance ambientali delle imprese e i progressi nell’attuazione degli obiettivi di sostenibilità ESG prefissati. Nella redazione del report, l’adozione di standard internazionali permette infatti alle aziende di fornire un quadro chiaro e dettagliato del loro impegno in ambito ambientale, sociale ed economico. Oggi, le imprese del settore sono chiamate a rendere più trasparente il proprio operato, non solo per rispondere alle richieste di un mercato sempre più orientato verso la sostenibilità, ma anche per adeguarsi alle normative vigenti.

Le sfide ambientali della produzione di calce
Come noto, una delle principali sfide della produzione di calce è la riduzione delle emissioni di CO₂ derivanti dalla decomposizione del calcare. Per ottenere la calce, infatti, il calcare (CaCO3) viene riscaldato fino a trasformarsi in calce viva (CaO) di elevata purezza, rilasciando durante questa reazione chimica anidride carbonica (CO2), denominata “CO2 di processo”. A queste emissioni si aggiungono quelle derivanti dall’uso di combustibili fossili nei forni che, tuttavia, rappresentano meno di un terzo della quantità totale di CO2 intrinsecamente emessa durante i processi produttivi. La produzione di calce, inoltre, comporta il consumo di risorse naturali, come il calcare, l’alterazione dell’uso del territorio e potenziali effetti negativi sulla biodiversità, tipici delle aziende operanti nei settori industriale ed estrattivo.
Per affrontare queste criticità e contribuire agli obiettivi del Green Deal, l’impegno di Unicalce è volto a massimizzare l’impatto ambientale positivo delle proprie soluzioni con l’adozione di tecnologie specifiche di cattura e sequestro mirate ad aumentare il tasso di carbonatazione della calce, e parallelamente, a minimizzare gli effetti negativi del processo produttivo, perseguendo l’efficienza energetica e l’ottimizzazione nell’uso dei combustibili fossili, mediante l’impiego di fonti rinnovabili, e l’utilizzo di soluzioni innovative per raggiungere performance sempre più elevate. Anche una gestione responsabile delle risorse naturali e una maggiore sostenibilità nelle cave di estrazione, sono un elemento chiave nella politica aziendale.
Il ruolo del report di sostenibilità
Il report di sostenibilità rappresenta una piattaforma di dati fondamentale per misurare e comunicare le prestazioni e gli impatti di sostenibilità di un’impresa e implica l’assunzione di responsabilità (accountability) verso gli stakeholder interni ed esterni, circa la performance dell’organizzazione rispetto all’obiettivo dello sviluppo sostenibile.
Tale attività di rendicontazione, fino a qualche tempo fa volontaria per le imprese, è oggi soggetta a obblighi normativi in continua evoluzione. Dall’inizio del 2024 è infatti in vigore la “Corporate Sustainability Reporting Directive – CSRD”, che rende obbligatorio il report di sostenibilità per un numero crescente di aziende. Tuttavia, con la direttiva “Stop-the-clock” approvata il 14 aprile 2025, si introduce una sospensione temporanea dei termini di applicazione della CSRD per alcune categorie di imprese, consentendo una revisione e un allineamento con le più recenti previsioni contenute nella proposta della Commissione Europea nota come “decreto omnibus”.
Questo intervento normativo mira a garantire una transizione più graduale e sostenibile verso l’adozione di requisiti sempre più stringenti, includendo un’ampia platea di imprese, dalle grandi società di interesse pubblico con oltre 500 dipendenti, fino alle PMI e altre imprese quotate, per le quali l’applicazione definitiva è ora prevista entro il 2028–2029.
La direttiva CSRD, confermando e rafforzando il concetto di “doppia materialità”, affianca alla “materialità finanziaria”, cioè alle informazioni rilevanti per un’impresa, quella relativa agli impatti che l’impresa stessa esercita sull’economia, sull’ambiente e sulle persone, delineando così un quadro integrato di responsabilità e trasparenza.

Misurare per migliorare
L’obbligo dell’attività di reporting impone alle aziende di arrivare pronte alla scadenza, con un programma e un percorso di preparazione che comporti la redazione e la presentazione di un bilancio di sostenibilità conforme ai criteri previsti dalla Direttiva.
In tal senso, Unicalce, soggetta in base alla Direttiva CSRD alla redazione del bilancio di sostenibilità dal 2028 (dati dell’anno fiscale 2027), nel 2024 ha avviato un percorso pluriannuale che ha portato alla pubblicazione di un primo report di sostenibilità redatto su base volontaria nell’ultimo trimestre del 2024 e a quella di un report già avviato verso i criteri della direttiva CSRD, ma redatto ancora su base volontaria, nel 2025.
Il report di sostenibilità 2025 illustrerà a stakeholders e clienti l’impegno dall’azienda verso tutti gli ambiti della sostenibilità, people, planet, prosperity, con un’attenzione particolare alle comunità locali, e rendiconta i risultati conseguiti, proiettando la propria vision verso uno sviluppo futuro ed una crescita sostenibile attraverso un’apposita strategia ESG.

L’adesione agli standard GRI (Global Reporting Initiative) per la redazione dell’analisi di materialità degli impatti ha consentito di strutturare il report di sostenibilità secondo parametri riconosciuti a livello internazionale, fornendo un quadro dettagliato dell’impegno aziendale nella sostenibilità e facilitando il confronto tra diverse realtà industriali.
Il futuro della calce dipenderà dalla capacità delle aziende di evolvere verso modelli produttivi sempre più sostenibili e responsabili, sfruttando anche strumenti di rendicontazione che permettono di comunicare in modo chiaro e strutturato i progressi ottenuti nel percorso verso una maggiore sostenibilità.
La pubblicazione del report testimonia la volontà di Unicalce di operare in maniera trasparente e responsabile, ponendosi come partner ideale per le aziende dei comparti hard to abate in progetti condivisi finalizzati al raggiungimento degli obiettivi finali dell’azzeramento delle emissioni entro 2050, forgiando partnership virtuose, migliorando la catena di approvvigionamento e investendo su un processo parallelo di digitalizzazione e ricerca e sviluppo.