Per le sue caratteristiche l’ossido di calcio non è ammesso in agricoltura biologica.
L’ossido di calcio ha un effetto di correzione del pH nettamente più rapido rispetto al carbonato di calcio, quindi è preferibile usare il primo rispetto al secondo, soprattutto in presenza di terreni fortemente acidi.
E’ consigliabile effettuare la calcitazione dopo l’aratura, per fare in modo che l’azione correttiva venga effettuata nella zona in cui si sviluppa l’apparato radicale. La calcinazione prima dell’aratura è consigliabile per calcitazioni di fondo, cioè quando si interviene per la prima volta su un terreno fortemente acido.
In un periodo economico come quello che stiamo vivendo, in cui è opportuno calibrare e ottimizzare i propri investimenti, in funzione di ottenere le migliori produzioni, l’utilizzo della calce viene incontro alle esigenze agronomiche e di conseguenza economiche dell’agricoltore.
Lo scopo principale della calce è innalzare il pH del terreno, con l’innalzamento del pH si migliorano determinate caratteristiche del terreno che portano a migliori rese produttive.
Si, è possibile utilizzare meno concimi, infatti la calce rende più disponibili elementi nutritivi che altrimenti non verrebbero assorbiti dalle colture
Con la coltura in corso è sconsigliabile utilizzare ossido di calcio ma è consigliabile l’utilizzo di magnital.
Dopo una prima calcitazione “importante” è opportuno continuare negli anni successivi con delle calcitazioni di mantenimento che servono a mantenere il pH ottimale ottenuto con il primo trattamento. Le calcitazioni di mantenimento vengono effettuate con dosaggi inferiori rispetto alle prime calcitazioni.
Indicativamente dopo due settimane, per permettere alla calce di effettuare il suo lavoro di correzione del pH senza danneggiare il seme.
Quando con la coltura in corso ci sono delle colorazioni fogliari diverse (tendenti al giallo) e problemi di sviluppo radicale. Tutti questi fattori possono causare abbassamenti delle rese, è opportuno intervenire per salvaguardare le produzioni.
Vanno bene entrambe, dipende dall’uso che se ne fa.
La calce calcica ha un effetto di correzione più rapido rispetto alla magnesiaca.
Inoltre la magnesiaca apporta una quota di magnesio importante per le funzioni clorofilliane.
Per innalzare di un punto il pH del terreno è sufficiente, in media, 1 ton/ha di ossido di calce.
Agronomicamente è migliore la calce in polvere di quella granulare in quanto essendo polverulenta reagisce più rapidamente e più diffusamente rispetto a quella granulare. All’atto pratico la calce in polvere è utilizzata meno di quella granulare a causa delle modalità di spandimento. Per utilizzare la calce granulare basta un normale spandiconcime a girello, lo stesso strumento non si può utilizzare per la calce in polvere in quanto durante lo spargimento si svilupperebbe troppa polvere intorno al mezzo di spandimento.
Il carbonato di calcio può correggere il pH del terreno ma in tempi estremamente lunghi. Il suo impiego non è vietato ma non è ottimale per lo scopo per cui dovrebbe essere impiegato.
Per correggere rapidamente il pH del terreno è bene utilizzare un ossido di calcio
Con il termine “calce” in agricoltura si identificano una serie di prodotti diversi tra di loro.
La calce vera e propria è l’ossido di calcio (CaO), prodotto dalla cottura di rocce composte da carbonato di calcio. La calce composta da solo ossido di calcio si definisce calce calcica. Spesso in natura i carbonati di calcio sono combinati con carbonati di magnesio, pertanto dopo la cottura si ottengono calci che hanno diverse percentuali di ossido di magnesio (MgO). Quelle con contenuto di Magnesio più basso si chiamano calci magnesiache, quelle con contenuto più elevato di magnesio si chiamano calci dolomitiche.
Alcuni chiamano erroneamente calce l’idrato di calcio (Ca(OH)2) che nasce dall’idratazione dell’ossido di calcio con acqua.
Con un pH pari a 5,5 buona parte delle colture fanno fatica ad assimilare gli elementi nutritivi, quindi è consigliabile una calcitazione.
In alcuni casi alla fine dell’inverno può capitare che il frumento assuma una colorazione giallastra. Questo può succedere perché in quel particolare momento di sviluppo della pianta vi è una necessità di magnesio che non viene trovato nel terreno. Con l’apporto di magnital il problema può essere risolto.
Spesso si sottovaluta una caratteristica del terreno che è il pH. Se questo è troppo basso le produzioni risultano scarse, in quanto gli elementi nutritivi non sono disponibili in maniera ottimale, pertanto per migliorare le produzioni a volte basta innalzare il pH mediante una calcitazione.